Ci sono mani che hanno fatto la storia del poker. Una di queste ci riporta al lontano 2006, più precisamente al Main Event delle World Series Of Poker.
I giocatori con qualche anno più ricorderanno quel torneo per almeno un paio di motivi. Il nome del vincitore, l’allora sconosciuto Jamie Gold, e la cifra incassata: 12 milioni di dollari, primato che ha resistito fino al 2023, quando un altro americano, Daniel Weinman, lo ha superato di 100mila dollari.
D’altra parte, nel 2006 il poker è in pieno “Moneymaker-effect“. Il numero di partecipanti al ME WSOP cresce di continuo. Nel 2003, anno della vittoria di Chris Moneymaker, gli iscritti sono 839, nuovo record, ma già nell’edizione successiva diventano 2.576. Nel 2005 c’è il double-up: 5.619 e vittoria di Joe Hachem. Con il 2006 arriva un ulteriore sorpasso fino a 8.773 presenti: è la cifra più alta fino al 2023, quando nelle pokeroom dell’Horseshoe Casino troveranno posto ben 10.043 giocatori. Per la cronaca, il record di partecipazione è stato nuovamente battuto lo scorso anno, con 10.112 partecipanti.
Torniamo però al 2006 e a una mano, senza la quale Jamie Gold non sarebbe mai diventato la “meteora dorata del poker.”
Siamo al final table che dura già da due giorni. Dopo più di 12 ore e 230 mani giocate, sono rimasti solo Jamie Gold, Paul Wasicka e Michael Binger, tutti e tre statunitensi. La 231ma mano di quel torneo diventerà la più discussa e controversa dell’interno Main Event WSOP 2006.
I bui sono 200.000/400.000 ante 50.000 e Gold si trova in testa con 63.425.000 chips. Seguono Wasicka a quota 13.325.000 e Binger a 12.650.000.
Gold apre il gioco limpando, quando in mano ha un modesto 4♠3♣. Wasicka si adegua chiamando da Small Blind con 8♠7♠. L’azione arriva a Binger che “spilla” A♥10♥ e rilancia fino a 1,5 milioni. Gold fa call immediatamente, seguito dal commento di Wasicka che ironizza: “accidenti Jamie, non puoi avere sempre una mano giocabile!” Fatto sta che anche lui chiama.
Il flop è 6♠10♣5♠. Tutti hanno qualcosa: top pair per l’original raiser, Gold ha straight draw, Wasicka addirittura progetto di scala colore. Quest’ultimo esita un attimo e poi fa check. Binger ne approfitta per puntare 3,5 milioni. A quel punto, arriva il clamoroso all-in di Gold che manda in crisi gli altri due.
Inizia il table-talk. Wasicka si limita a un “è pazzesco“. Gold replica: “E’ così gente… tutti abbiamo preso qualcosa. Dai, andiamo, all-in a tre!” E poi aggiunge: “sto solo cercando di farla finita qui!” Dopo questo speech play, Wasicka decide di foldare il suo monster draw. Binger invece chiama, avendo tra l’altro già investito metà del suo stack. Al turn scende il 7♣ che consegna scala a Gold e di fatto elimina il suo avversario, ormai drawing dead.
In vantaggio per 79 milioni di chips a 11 milioni, l’heads-up tra Jamie Gold e Paul Wasicka dura solo sette mani. Nell’ultima, Gold centra top pair con Q♠9♣ e Q♣ al flop contro la coppia di 10 di Wasicka e, dopo turn e river ininfluenti, si aggiudica il Main Event WSOP 2006.
Ma se il finale e il precedente call di Binger non offrono motivi di discussione, il fold di Wasicka lascia invece qualche perplessità, tant’è che nei mesi successivi la community dei giocatori si è divisa sulla scelta. D’altra parte, considerando i premi ancora in palio, le conseguenze ICM (Independent Chip Model) sulla sua decisione creano una situazione piuttosto difficile da gestire.
Qualche tempo dopo, Wasicka ha offerto la sua analisi al giornalista Andrew Feldman di ESPN.
“Per come la vedevo io, se avessi chiamato l’all-in in quel momento, mi sarei trovato di fronte un progetto (di scala o di colore) più forte del mio, mentre Binger si sarebbe probabilmente tirato indietro“, ha spiegato Wasicka. “L’altra possibilità era che chiamassi io e anche Binger, il che avrebbe significato che lui aveva già una mano chiusa, come un tris, oppure un progetto migliore del mio. Quelle erano le uniche due mani con cui riuscivo a immaginare che avrebbe potuto chiamare, e in entrambi i casi mi sarei trovato in una situazione pessima“.
Insomma, nonostante i potenziali 15 out, Wasicka non ha voluto giocarsi tutto il torneo per motivi chiaramente dettati dal payout. Siete d’accordo con la sua scelta?
Immagine di testa: Jamie Gold, Paul Wasicka e Michael Binger (credits PokerNews)