La barba incolta e austera di chi conosce il proprio destino. La serietà espressiva di chi, in virtù della propria grandezza, non disconosce il sorriso. Luciano Spalletti versione quarti di Nations League assomiglia più ad un santo che ad un allenatore di calcio, e qualcuno stamani si sarà senz’altro svegliato con questa strana sensazione d’ambiguità sullo stomaco. L’Italia è forte, o non lo è? È in crescita, vero? Perché però continua a perdere i big match?
Era già accaduto, sempre a San Siro – tutt’altro che portafortuna –, contro la Francia. È accaduto di nuovo, ieri sera, contro la Germania. La perdiamo di rimonta, dopo essere passati in vantaggio con merito. Ma è l’analisi del match a suonare strana: la Germania, infatti, ha fatto l’Italia. O meglio, ha fatto quell’Italia che tradizionalmente la Nazionale è sempre stata: una squadra scaltra, attenta, difensivamente impeccabile, cinica. Ora le cose sembrano essere cambiate: noi giochiamo bene, ma i punti li fanno gli altri. Nella disamina che vuole provare a scorgere i principali temi tattici usciti fuori in vista della sfida di ritorno, non si può non considerare questo basilare mutamento culturale e sociologico degli azzurri negli ultimi tempi.
- Quando e dove si gioca Germania v Italia: il ritorno dei quarti di Nations League si giocherà al Westfalenstadion di Dortmund, domenica 23 marzo 2025 alle ore 20:45
- Dove si vede la sfida in TV: la partita sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Rai e sarà possibile seguirla in streaming su RaiPlay.
Cosa ci rimane (di buono) dell’andata
Difficilmente Spalletti riproporrà lo stesso undici visto ieri a San Siro, per la sfida di ritorno in terra teutonica. Lo diciamo non in virtù del risultato finale, ma della qualità media della sua rosa: buona, senza alti né bassi, ciò che in caso di svantaggio a partita in corso consente forse poche reali scelte rispetto al passato, ma che al contempo permette a Spalletti di variare l’undici titolare senza colpo ferire, pure a pochi giorni di distanza.
L’Italia però, rispetto all’andata, dovrà rimontare il gol di svantaggio. E se c’è una cosa che ha funzionato, pure nella sconfitta, è stata la fase offensiva, con Kean più volte vicino al gol (al 32’, con un destro a mezz’aria potente ma poco preciso, e al 67’, con un controbalzo che avrebbe spaccato la porta, se il tiro fosse finito nello specchio) e un centrocampo bravo nella doppia fase.
Tonali su tutti, lui fresco vincitore della Carabao Cup con il Newcastle, oltre al gol al minuto 9 ha incantato il suo vecchio stadio con colpi di tacco, giocate volanti, contrasti energici e strappi da tuttocampista puro. Un giocatore totale, forse l’unico vero fuoriclasse azzurro insieme a Donnarumma. Ai lati dell’ex Milan e Brescia, hanno agito ottimamente Rovella da mediano e Barella da mezz’ala. Difficile pensare a troppi cambi domenica, rispetto a questo impianto: sicuramente Ricci potrebbe prendere il posto del centrocampista laziale, e Frattesi scalpita alle spalle del compagno di club Barella.
Cosa non è andato: su cosa dovremo stare attenti al ritorno
Molto, purtroppo, nella sconfitta contro la Germania, non è andato. Soprattutto dietro, dove l’Italia continua a subire parecchi gol – appena un clean-sheet sotto Spalletti.
Ciò che preoccupa l’allenatore di Certaldo e noi tifosi, però, non è tanto il dato sulle reti subite, ma le modalità dei gol presi. Come accaduto anche contro la Francia, l’Italia subisce gol da palla inattiva, e ne prende troppi di testa. La rimonta tedesca non è arrivata infatti grazie a manovre avvolgenti o stravolgenti giocate individuali, ma tramite due traversoni che hanno messo in enorme difficoltà la difesa azzurra (in un’altra occasione, sempre grazie ad un cross di Kimmich, autore degli assist, Goretzka aveva sfiorato il gol). Bastoni, straordinario nell’episodio dell’1-0 dell’Italia, con quel lancio di cinquanta metri per Barella a tagliare il campo, si è perso Kleindienst, entrato da poco, al 48’, in occasione dell’1-1. Così sul 2-1 di Goretzka, il difensore nerazzurro non si è accorto dell’arrivo del gigante del Bayern, e Ricci ha completato la frittata saltando a vuoto.
Se l’Italia vuole crescere in vista del ritorno ma anche delle future sfide, soprattutto contro nazionali così blasonate, non può più rimandare il discorso difensivo, che – come avevamo anticipato nell’analisi prima del match d’andata – è tanto focalizzato sulla proposta offensiva, grazie alla qualità tecnica di Bastoni e Calafiori nell’impostazione da dietro, da dimenticarsi le basi in fase difensiva. Storicamente siamo sempre stati una Nazionale forte nel non prenderle, prima che nel darle. E la crescita della squadra di Spalletti, evidente davanti, deve necessariamente passare da questo elemento.