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In un articolo che abbiamo scritto su questo sito qualche giorno fa, facevamo notare come la tre squadre maggiormente interessate alla situazione Gian Piero Gasperini per il prossimo anno ci fosse anche l’Inter di Marotta, nonostante le malelingue, ricordando il funesto passato col Biscione dell’allenatore piemontese, abbiano provato in questi giorni ad allontanare queste voci. Ma di voci, fondate, si tratta: e dunque parlarne è d’obbligo.

Che Gasperini andrà via dall’Atalanta a fine stagione è probabile, che Inzaghi lasci l’Inter nella stessa finestra temporale lo è altrettanto. E allora, Roma, Juventus e Premier permettendo, quella nerazzurra, sponda Milano, non sembra una destinazione così assurda per il Gasp. I colori sono quelli, il modulo pure. Certo, il modo di giocare no. Ed è su questa apparente analogia che vorremmo ora concentrare i nostri sforzi esegetici in vista del big match della 29esima giornata, tra Atalanta e Inter appunto.

  • La partita: Atalanta-Inter, 29esima giornata del campionato di Serie A, stagione 2024/25
  • A che ora si gioca, e quando: domenica 16 marzo, ore 20:45
  • Dove vederla in TV: DAZN

Gasperini cercherà di agganciare la capolista, anche se Inzaghi ha vinto tutti gli ultimi 7 confronti: due di questi per 4-0

Il dato

Una vittoria dell’Atalanta consentirebbe ai bergamaschi di agguantare l’Inter in testa alla classifica. Comunque vada a finire, qualcuno – o entrambe – perderà punti, e sarà quindi il Napoli di Conte stavolta, impegnato a Venezia, a dover e poter approfittare dell’incrocio.

La Dea avrà però bisogno di una grande prova, perché negli ultimi 7 incontri tra queste due squadre Gasp ha avuto la peggio in 7 occasioni: 100% di vittorie Inter, e Inzaghi, nelle ultime sette uscite. Due delle quali col punteggio di 4-0.

Il grande tema: Gasperini è cambiato, Inzaghi no

Inzaghi ha le sue certezze, ma anche le sue fissazioni. Certo, come ha scritto Vernazza su Gazzetta, l’idea di utilizzare Bastoni come jolly alto a sinistra, viste le assenze di Dimarco e Augusto, ha dato prova per l’ennesima volta di come l’allenatore ex Lazio sia fenomenale nel creare nuovi giocatori partendo dai principi del suo gioco: si veda anche il caso di Calhanoglu, rigenerato dalle sue cure tattiche.

In questo senso Gasperini è però un maestro: è con lui, è sotto di lui, che i calciatori danno il meglio. Perché? Perché Gasperini, per quanto rigido, non impone uno schema fisso ai suoi ragazzi in fase di costruzione. Il gol di Zappacosta allo Stadium, che ha indirizzato la gara verso lo 0-4 finale, ne è un meraviglioso esempio: Kolasinac, difensore, arriva fino alla trequarti, chiede e ottiene lo scambio con Zappacosta, che va a chiudere l’azione su assist di tacco proprio del bosniaco. Due difensori in area della Juventus, decisivi nell’assist e nella realizzazione. Un manifesto gasperiniano che non deve nascondere la crescita tattica anche in difesa dell’allenatore italiano.

Questo Gasperini infatti sa come difendersi, ed è diventato (ha scritto Vernazza) un «calcolatore. Ha capito che gli scudetti si vincono anche con la strategia dell’adattamento all’avversario. Emblematico quanto successo pochi giorni fa a Torino: la Juve avanzava, l’Atalanta ripartiva, e così ha preso forma la mattanza, il 4-0 dell’umiliazione. Un’impressione confermata dal baricentro medio, l’Atalanta allo Stadium ha mantenuto un atteggiamento basso, a 48-49 metri. In campionato l’Atalanta non subisce gol da cinque giornate. L’ultima rete l’ha incassata contro il Torino, il 1° febbraio, Maripan di testa su punizione».

Dall’altra parte certo ci sarà l’Inter, prima in Serie A per possesso (59,6 per cento di media); l’Atalanta è quarta (56 per cento netto). Quasi quattro punti di differenza. Comunque conterà relativamente. Saranno l’atteggiamento, l’attenzione e la voglia a fare la differenza.

Retegui contro Lautaro

Retegui è nato a 8h e 7 minuti di macchina (poco più di 600km) da Lautaro Martinez. Il primo, classe 1999, a San Fernardo, nell’estremo nord della provincia di Buenos Aires, quasi al confine uruguaiano. Da San Fernando infatti si intravede Montevideo. Il secondo, classe 1997 e già campione del mondo con l’Argentina, è nato invece a Bahia Blanca, nella stessa provincia di Buenos Aires.

I due calciatori, diversi per struttura fisica e qualità offensive – più tecnico Lautaro, più goleador Retegui –, sono tra gli attaccanti più in forma del nostro campionato, e passerà anche dalla loro prestazione il risultato finale del big match del Gewiss Stadium.

Il Toro, dopo un inizio di stagione complicato, ha realizzato 4 gol e 2 assist nelle ultime 8 giornate di Serie A – e ha deciso la sfida col Feyenoord siglando il gol dello 0-2 al De Kuip. Il Chapita di gol ne ha fatti più del doppio, 10, con 1 assist, nello stesso numero di partite. Sarà una sfida davvero emozionante.